23/02/15

Al di là della Cosmologia Collettiva


 
 
Trovo le riflessioni di Jon Rappoport al tempo stesso semplici ed illuminanti. Non si tratta del ‘pensiero positivo’ della new age oppure di una via facile per il ‘successo’ terreno ma della semplice riscoperta di se stessi e del potere creativo proprio a ciascun individuo. Non si tratta di un potere ‘commerciabile’ e neppure quantificabile. Si tratta essenzialmente di libertà dalle imposizioni, di fuga dalle operazioni di controllo mentale in atto sin dall’alba della vita associativa umana. Spero che tali riflessioni siano utili spunti di riflessione per tutti in questo senso.
 
 
Riflessioni dal Sottosuolo - Jon Rappoport    

 
Vecchi pensieri coincidono con vecchi spazi. Perché il pensiero accade nello spazio. Trascinare vecchi spazi porta all’esaurimento dell’energia. L’energia vitale della mente cerca in continuazione nuovi spazi.

Il Controllo Mentale è un metodo per installare vecchi spazi. Produce l’effetto di stare in un museo cercando un quadro, un quadro che non puoi osservare.

La mente creativa possiede il potenziale di un numero infinito di nuovi spazi.

Molte persone divengono inquiete quando scoprono che milioni di individui che pensano alla stessa cosa possono produrre cambiamenti nei campi di energia, nella distribuzione della materia. Ma questo è il modo con il quale il pensiero lavora. Ancora più inquietante è l’effetto di un individuo che crea una nuova realtà. Il pensiero collettivo e la creazione, a lungo andare, frenano la forza vitale individuale. Ciò è quanto la gente non vuole sapere di solito. Loro desiderano solo una matrix collettiva per rimpiazzarne un’altra.

Le religioni tradizionali organizzate definiscono tutte stati mentali e tentano di imporli a tutti. La moderna versione di tutto ciò è rappresentata dalla psichiatria. Più tieni le distanze con la psichiatria e più ti accorgi che è solo un altro sistema di produzione di mappe mentali, il cui obiettivo è il controllo.

L’impulso creativo individuale non è definibile come ‘una lista della spesa’. L’impulso creativo è un cavallo senza briglie. E’ libero, aperto, selvaggio. L’energia che rilascia è spontanea. Non il prodotto di una società o di una collettività.

Tutte le civiltà tendono ad organizzarsi in una serie di sistemi interconnessi. L’individuo non è un sistema interconnesso.

Ciò che la maggior parte delle persone immagina sia il Tibet è la cultura prodotta da una teocrazia. La storia segreta di quel paese, la sua storia primigenia, non possedeva un clero organizzato. Studenti e docenti erano devoti a scoprire il potere dell’immaginazione. Non possedevano una cosmologia organizzata. Avevano solo il desiderio profondo di diventare artisti della realtà. Inventori di realtà nel più ampio dei significati. Non vivevano di una spiritualità collettiva.   

Oggigiorno, nei movimenti spirituali, nelle accademie, nella politica, possiamo osservare una decisa ascesa di un collettivismo spirituale organizzato, una cosmologia collettiva. Questa è propaganda e controllo mentale. Fiorisce su coloro che hanno abbandonato l’idea dell’individualità.  

Il paranormale? La telepatia, la visione anticipata, la visione remota, la telecinesi? Queste esperienze e capacità discendono dall’immaginazione individuale. Non accadono perché ‘ogni cosa è connessa con le altre’. L’universo non dona all’immaginazione il permesso di uscire ed agire.

I cosiddetti valori spirituali sono capovolti. Essi assicurano la supremazia del gruppo sull’individuo. Instillano la limitazione dell’individuo. Costruiscono una visione falsa dell’universo, con la quale depistano ciò che l’individuo può fare. Mettono in prima fila ciò che è in ultima.

Il mio lavoro autoreferenziale consiste nel rimuovere le montagne di ciarpame dall’immaginazione individuale e quindi dire: Eccola l’immaginazione, il potere creativo, la forza vitale. Ecco il modo di esercitarla, espanderla, muoversi con essa in direzioni illimitate e scelte da te stesso. Sei tu. Non lo Stato oppure il Gruppo o qualsiasi organizzazione del Sistema. Sei tu.
 

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